domenica 11 gennaio 2009

Fenice in cenere: è il momento di dirsi addio


Notte straziante. Il giorno lo sarà ancora di più.
Si chiude una fase della mia vita e con essa muore la Francesca che conoscevo, l' unica di cui ho memoria. Lo strazio sta nelle immagini, nei sogni, negli oggetti disseminati per casa, che mi portano sempre ad un pensiero fisso. Dire addio a tutto questo equivale ad un suicidio.
Eppure al contempo sento la linfa vitale scorrere nuovamente nelle mie vene.
Non si ha migliore percezione del proprio corpo se non nel momento del dolore e della fatica.
Ecco, adesso è come se risentissi tutti i muscoli del mio corpo dopo una giornata di moto, come se mi fossi tagliata un dito con un coltello.
Quando qualcosa mi fa male, la riscopro.
Ieri mentre mi apprestavo a dirgli addio, mi sono ritrovata a pregare. E non pregavo perchè la situazione si risolvesse così come io speravo, non che si realizzasse ciò che desideravo, ma che avvenisse ciò che doveva essere, la cosa migliore.
Ed io credo di non essere stata delusa in questo, credo fermamente che questa sia la cosa giusta. Solo che non smette di fare male.
Così inizio la mia nuova vita, con tutte le emozioni di una rinascita.
Basta rimpianti e illusioni, solo qualche lacrima per trascinare via tutto.

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