martedì 12 agosto 2008

Il coraggio in un barattolo

“Coraggio! Coraggio! Coraggio a volontà!
Si avvicinino, signori! C’è coraggio per tutti e a buon mercato!”
Così declamava un venditore ambulante all’ angolo della strada ed io, sentitolo da lontano, mi avvicinai per vedere di cosa si trattasse …
“Ecco, signora! Per lei e per il suo bambino un bel barattolone di coraggio!
Fresco fresco,eh!
Non prendo in giro nessuno, io!
Raccolto proprio oggi!
E si ricordi: se è soddisfatta lo dica ai suoi amici, se non è soddisfatta se lo tenga per sé!
Ah ah ah! Arrivederci, arrivederci!
Coraggio, coraggio! Coraggio a volontà!”
Finalmente arrivai davanti alla bancarella del chiassoso venditore, e sembrava davvero una tavola imbandita a festa!
Non mancava proprio nulla: cibi d’ ogni genere, souvenir, attrezzi per il fai da te, balocchi per i più piccini, ogni sorta di chincaglieria, persino secchi ricolmi di concime naturale.
Al centro della bancarella, appoggiati gli uni sugli altri, stavano i barattoli.
Grandi, piccoli o di media grandezza, con il tappo blu e un’etichetta graziosamente decorata su cui si leggeva a chiare lettere “CORAGGIO”.
Mi avvicinai con prudenza, per non dover intavolare una fastidiosa conversazione con il commerciante, e iniziai a dire tra me e me:
“Certo, sono ancora un ragazzo … Di sicuro, a breve, non dovrò affrontare alcuna situazione in cui mi serva una particolare forza d’ animo, ma da qualche parte dovrò pur iniziare a crearmi una storia, una vita straordinaria da raccontare un giorno ai miei nipotini, prima che vadano a dormire … E cosa può esserci di più indicato di una buona dose di coraggio? Certo, un po’ di coraggio mi ci vorrebbe per diventar qualcuno … Potrei prendere il barattolo più piccolo e poi … chissà …”
Così, dopo essermi convinto del fatto che avrei potuto vivere una vita (degna d’ essere chiamata tale) solo se avessi acquistato quella fatidica boccia, raddrizzai la schiena, tirai in dentro la pancia e con la voce più virile che riuscii a tirar fuori da mio diaframma, chiesi:
“Buon uomo, vorrei un barattolo di coraggio”.
Ma il buon uomo non m’ aveva neppure sentito e continuava a sbraitare per attirare l’ attenzione di potenziali acquirenti.
Le mani si nascondevano dentro le tasche del pantalone imbrattato di fango.
Nervosamente, con la destra, presi a contare gli spiccioli che vi giacevano dentro, facendoli tintinnare e scivolare tra le dita.
Con la voce tremante, ma un filino più alta, chiesi ancora:
“ Scusi … Signore?… (mi schiarii la voce) potrei avere un barattolo di coraggio?”
D’ improvviso l’ omone smise d’ urlare.
“E’ fatta”, pensai.
Lo osservai con attenzione e un pizzico di timore, come se fosse un vulcano in procinto di eruttare.
Seguii con attenzione i suoi gesti, trepidante nell’ attesa …
Ma lui ricominciò: “Coraggio! Coraggio! Coraggio a volontà!”
Basta, mi ero proprio spazientito!
Gli avrei fatto vedere con chi aveva a che fare!
Risucchiai nei polmoni tutta l’ aria necessaria per gridare chiaro e forte che volevo quell’ accidenti di coraggio.
Ero lì, pronto a scoppiare, e urlai:
“Lei, brutto e grasso venditore ambulante, che passa le sue giornate a sbraitare perché qualcuno le compri qualcosa, dia retta anche a me, che sono un rispettabilissimo cliente! Son basso, magro e malconcio, ma degno di ricevere la sua attenzione, tanto più che son qui per aver un po’ di coraggio! Dunque, questo barattolo vuol vendermelo o no?!”
Un po’ affannato, ripresi fiato. La gola pizzicava al passar dell’ aria.
Ad un tratto m’ accorsi che il silenzio mi circondava.
La folla, zittita, mi guardava con stupore, ed il venditore, attonito, smise di parlare e si fermò.
Era come una statua di sale, immobile. Dopo qualche istante si voltò verso di me e , per nulla risentito per le mie parole, scoppiò in una fragorosa risata, che gli faceva sobbalzare l’ abbondante pancione.
Tra un colpo di tosse ed un altro, disse:
“Tu, ragazzo, vieni a cercar il coraggio alla mia bancarella?
Ah ah ah!
Non trovi, forse, che tu stesso avresti coraggio da vendere a me?
Oh oh oh!”
Ridendo di gusto, mi fece segno d’ avvicinarmi a lui.
“Ti dirò un segreto- bisbigliò –
quelli che vendo son barattoli vuoti.
Il coraggio non si compra, o lo hai o non lo hai. E se ce l’hai devi tirarlo fuori, quando ce n’ è bisogno! E magari metterlo in un barattolo, per non perderlo! Ah ah ah!”
Così dicendo tirò fuori un bel lecca-lecca bianco e rosso, il più grande ch’ avessi mai visto e, stringendolo tra le mani, trotterellai via felice, e con la gola giusto un po’ graffiata…

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma che bella storiella!

kikiunque ha detto...

Ti ringrazio... è una piccineria, ma mi diverto sempre a rileggerla!

Francesco ha detto...

Non mi piace questa storiella.
"Coraggio" significa urlare più forte e aggiungere un paio di ingiurie? Non credo proprio.

kikiunque ha detto...

No, certamente no.
Ma infatti non volevo assolutamente dire questo.
Devi scavare un pò più a fondo.
In questa storiellina non parlo affatto di coraggio, ma della società in cui viviamo, della televisione e della pubblicità nella fattispecie, dei modelli che ci vengono offerti e delle idee che ci vengono vendute.
é un argomento di certo a te noto, perchè le idee vuote, come i barattoli di coraggio, ci vengono costantemente venduti, ogni giorno.
Un esempio per tutti: le elezioni. Cosa sceglieresti tra un panino alla merda ed una peretta gigante? Per non parlare delle relazioni umane...
Insomma, come puoi leggere, quello che volevo esprimere va oltre alla definizione di coraggio, che in vero credo non esista:
ma l' atto degli acquirenti di farsi sentire e riprendere in mano la situazione, potrebbe di certo essere un atto di coraggio(che infine il ragazzino non ha: una volta soddisfatto un suo primario bisogno, dimentica l' ingiustizia subita).
Questa storia l ho scritta a 17 anni, ma già nel 1996 Chuck Palahniuk scriveva:
LE COSE CHE POSSIEDI ALLA FINE TI POSSEGGONO(Fight Club).
Di certo io ho espresso molto peggio il concetto ed evidentemente non mi sono fatta capire, per cui, alla fine dei conti, forse questa storiella non dovrebbe piacere neanche a me.
Ma se avessi un figlio brutto, storpio o cieco, riusciresti mai ad odiarlo? Io no di certo!
Comunque davvero grazie per il commento, mi hai dato la possibilità di spiegarmi meglio.

kikiunque ha detto...

Ps.: ma chi sei???
Ci conosciamo?

Giuseppe ha detto...

Il coraggio sta in pochi momenti: quelli tra la paura e la follia. In mezzo a questi c'è il coraggio. Magari è solo una favola, ma rende l'idea...

kikiunque ha detto...

Grazie Peppuccio!

Anonimo ha detto...

X kiky: il tuo racconto esprime benissimo ciò che hai spiegato nel commento. Se certa gente non capisce, non è un tuo problema.
X francesco: a quanto pare a forza di scrivere in inglese non sei più capace di leggere l' italiano, per cui quel commento te lo potevi risparmiare, anche perchè dimostra solo la superficialità con cui ti sei approcciato alla lettura. Come al solito fra è troppo buona con tutti.

Francesco ha detto...

Queste offese sono gratuite e te le potevi risparmiare.

Apprezzo la storia perché non avevo capito che l'avesse scritta Francesca, ed è quindi un suo lavoro creativo, ma non sono d'accordo col messaggio.
Lei questo lo ha capito, tu no.

Francesco ha detto...

x Kiky: no, non penso. Ho visto il tuo blog linkato dal blog di Giuseppe.
Comunque non ti preoccupare, nonstante i tentativi di dipingermi in negativo di serena, faccio parte dei "buoni" :).

kikiunque ha detto...

Ma che bello, un semi-litigio anche sul mio blog!
X Serena: mi fa piacere che tu abbia voluto difendermi, davvero.
X Francesco: certo che ci conosciamo, ieri abbiamo lupato assieme!

Francesco ha detto...

Hai ragione! Avrei dovuto capirlo.
Vi chiedo ancora scusa se ieri me ne sono andato prima.
Comunque, ricapitolando, qualsiasi lavoro creativo è secondo me da lodare, perché l'autore si è messo in gioco ed ha espresso sé stesso.

Tra l'altro la visione delle cose secondo me evolve man mano che si matura. A 17 anni sarei stato probabilmente anche d'accordo col messaggio della storia.

kikiunque ha detto...

Certamente, sarebbe pazzesco non evolvere. Son passati 5 anni...
Ma ti faccio notare nuovamente che di tutto si parla nel racconto, fuorchè di coraggio.
Su quali altri punti non ti trovi d' accordo con la Kiki diciassettenne?