
In piazza del Duomo a Messina, si erge una delle opere più importanti della città, la fontana d’ Orione, costruita tra il 1547 ed il 1553 per celebrare il completamento dell’ acquedotto civico, nel quale furono convogliate le acque del fiume Camaro e Bordonaro. Gli intenti erano, dunque, artistici da una parte e pratici dall’altra, poiché i cittadini potevano liberamente rifornirsi dell’ acqua. La fontana (dedicata al gigante Orione, mitico fondatore della città), fu progettata e costruita da un discepolo di Michelangelo, fra Giovanni Angelo Montorsoli, affiancato dallo scienziato messinese Francesco Maurolico nella scelta delle raffigurazioni mitologiche e delle iscrizioni latine poste sulla fontana. L’ opera fu realizzata con marmi pregiati e strutturata come una piramide dalla base dodecagonale: nella parte esterna sono presenti otto dadi su cui si ergono statue di mostri mitologici, mentre cariatidi e telamoni reggono la fontana, ma a farla da padrone sono le quattro statue raffiguranti altrettanti uomini distesi su un fianco, che tengono tra le mani delle brocche capovolte, con le quali versano l’ acqua nelle vasche. Queste figure rappresentano i fiumi Tevere, Nilo, Ebro e Camaro, e sotto ciascuno di essi sono stati scolpiti dei bassorilievi e dei distici che ne illustrano i simboli: sotto il Camaro, ad esempio, è scolpita la porta della città e una donna che rappresenta Messina, che invita il fiume ad avanzare. Danneggiata dal terremoto del 1908 e successivamente restaurata, oggi la fontana d’ Orione è tra i beni artistici più elevati di Messina, bisognosa di rispetto e salvaguardia.
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