giovedì 31 luglio 2008

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, "La sirena"


Messina – Dal 5 al 9 marzo, il teatro Vittorio Emanuele ha ospitato la commedia “La Sirena”, tratta da un racconto scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa tra il 1955 ed il 1956, che poi venne rielaborato negli ultimi mesi della sua vita, e che, pertanto, rappresenta il testamento spirituale dell’ autore. L’opera fu pubblicata postuma da Feltrinelli nel 1961, tre anni dopo la morte di Tomasi, con il titolo “Lighea” (datogli dalla moglie dello scrittore) ed è stata recentemente ripresa da Luca Zingaretti, in qualità di attore, regista e drammaturgo.
La storia narra del fortuito incontro, in un bar della fredda Torino, tra il giovane Paolo Corbera (la voce narrante) e l’ illustre ellenista settantacinquenne Rosario La Ciuria, entrambi di origine siciliana. Al primo incontro ne seguiranno diversi altri nei quali, tra argomenti più e meno eruditi, si manterrà sempre costante la rievocazione nostalgica della Sicilia ed il contrasto tra questa e le città del nord Italia. Il professore, uomo dall’ aspetto estremamente trasandato ma dalla vastissima cultura, riesce ad affascinare il giovane con le sue narrazioni e ad incantarlo con il ricordo della Sicilia, terra dalla bellezza quasi divina, erotica se vogliamo, il che fa presagire il nodo del racconto stesso, ovvero la passione tra lui medesimo ed una seducente sirena, il cui nome è, appunto, Lighea.
Racconta che da giovane, durante un’ estate afosa, aveva deciso di rifugiarsi in una casetta in riva al mare, ove trovare ristoro dal caldo torrido e dalle sue fatiche (preparava, infatti, un concorso per la cattedra universitaria di Letteratura Greca). Proprio mentre decantava dei versi sulla spiaggia, era avvenuto il prodigioso incontro. La passionale storia d’amore con questa creatura, in parte divina ed in parte bestiale, dall’ aspetto giovane ma dalla matura saggezza, era terminata alla fine dell’ estate, quando Lighea si era congedata dicendogli:“Ricorda, quando sarai stanco(...)non avrai che da sporgerti sul mare e chiamarmi: io sarò sempre lì e la tua sete di sonno sarà saziata”.
Il racconto si conclude con la rivelazione,da parte di Paolo, della scomparsa del professore, il quale, recatosi a Lisbona per un congresso, era caduto in mare durante la notte, per non fare più ritorno.

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