giovedì 31 luglio 2008

Eduardo De Filippo, "Le bugie hanno le gambe lunghe"



Il teatro Annibale Maria di Francia, 15, 16 e 17 febbraio ha ospitato il gruppo teatrale Angelo Maio, che ha portato sulla scena una commedia di Eduardo De Filippo, “Le bugie hanno le gambe lunghe”. Già in passato, la compagnia si è cimentata in note ed intramontabili opere di De Filippo, come "Questi fantasmi", "Natale in casa Cupiello", "Non ti pago", "Filumena Maturano" e ha dedicato la propria attenzione alla messa in scena di classici della drammaturgia isolana. Data la frequente corrispondenza di temi, situazioni, personaggi e cultura del teatro partenopeo e di quello siciliano, negli ultimi anni è stato possibile proporre testi del teatro napoletano e, in alcuni casi, ha permesso l’adattamento del testo in dialetto siciliano. L’ opera in questione è stata, in un certo senso, “abbandonata” dal suo autore, che nell’ arco della sua superba carriera, si è dedicato maggiormente ad altre rappresentazioni, che la critica prediligeva e che mostravano un minor pessimismo, lasciando sempre alla fine un bagliore di speranza. Ciò che caratterizza “Le bugie hanno le gambe lunghe” è piuttosto la rassegnazione dinnanzi a meccanismi che spingono l’ uomo a vivere nell’ ipocrisia e nella menzogna anche quando possiede notevoli doti morali. L’ opera, di stampo inequivocabilmente pirandelliano, si sofferma su tematiche intramontabili, come la dicotomia vero-falso, essere ed apparire, tematiche dunque quotidiane che spesso rivelano risvolti inaspettati e tristemente comici. La trama narra la storia del consigliere filatelico Libero Incoronato, protagonista della commedia, che si ritrova suo malgrado a dover affrontare tali problematiche. Innamorato della giovane Graziella, accetta il suo passato da prostituta e sogna di costruire una nuova vita insieme a lei, ma esita nel chiederle la mano per non compromettere il matrimonio della sorella, Costanza, che sta per unirsi ad un uomo anziano e benestante, Roberto, che non ama ma che può assicurarle un dignitoso avvenire. A questa vicenda s’intreccia la storia di Benedetto e Olga, una coppia di vicini. Benedetto, che per lavoro è costretto a vivere a Catanzaro, intraprende una relazione adulterina con una cameriera, da cui nascerà un bambino. Olga, dal canto suo, tradisce il marito con un ufficiale americano con il quale intende fuggire, ma questi abbandona lei e la creatura che porta in grembo, pur sapendo d’esserne il padre. Non potendo attribuire la paternità al marito assente, Olga tenta di circuire Libero, ma infine Benedetto, per ristabilire la contorta situazione, accetta il figlio fingendo che sia suo. Dinnanzi a tante menzogne ed ipocrisie, in occasione del battesimo del figlio illegittimo, anche Libero, uomo dai saldi valori morali, si trova a dover “allungare le gambe alle bugie”, presentando la fidanzata come ricca ereditiera di famiglia aristocratica, forte del fatto che nessuno dei presenti può affermare il contrario e svelare la verità, per non ledere i propri interessi: ciascuno sottoscrive col proprio silenzio uno sporco compromesso, tace e costruisce una verità apparente su sudice fondamenta, crea una realtà che non è vera, ma verosimile. Secondo un detto popolare, le bugie avrebbero le gambe corte, perché non possono andare lontano e prima o poi vengono scoperte, ma il nostro autore ed il suo protagonista smentiscono: esistono situazioni in cui le gambe delle bugie vengono allungate sino all’ inverosimile, ed è piuttosto la verità che si ritrova con le gambe accorciate…

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